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Le biblioteche digitali

Luglio 18, 2008

Che cos’è?
Una biblioteca digitale è una banca dati nella quale sono conservati e resi disponibili in modo organizzato, per la consultazione, documenti esclusivamente in formato digitale (nati come testi elettronici oppure trasformati in bit da un originale cartaceo). La biblioteca digitale non è solo una raccolta di e-book, ma è allo stesso tempo un centro di distribuzione del sapere facilmente accessibile, organizzato logicamente e semplice da consultare, sul modello delle biblioteche tradizionali. L’idea è quella di creare una biblioteca universale, priva di confini geografici e fisici, che consenta una libera diffusione della cultura, un accesso istantaneo al sapere e sia al contempo aperta a tutti gratuitamente.

Il progetto Gutenberg

Il primo progetto di biblioteca digitale è stato il Project Gutenberg , avviato nel 1971 da Michael Hart con l’intento di “rompere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo”, creando una biblioteca libera composta esclusivamente da libri digitalizzati a partire dagli originali cartacei. Michael Hart, frequentava negli anni ‘70 l’università dell’Illinois e aveva accesso al mainframe presente (uno dei 15 computer collegati ad Arpanet), che utilizzava per conservare e condividere le opere letterarie in formato elettronico. Il primo libro del Progetto Gutenberg, dattiloscritto dallo stesso Hart, fu la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Verso la metà degli anni ‘90 l’Università dell’Illinois smise di ospitare il progetto e Hart stipulò accordi con altre realtà (Benedectine College dell’Illinois, Carnegie Mellon University). A partire dal 2000 il Progetto Gutenberg si è costituito in organizzazione no profit, con sede nello stato del Missisipi. I testi disponibili sono prevalentemente in lingua inglese, quasi tutti di letteratura classica angloamericana, ma esistono importanti sottosezioni in diverse lingue (tedesco, francese, italiano, spagnolo, olandese, finlandese, cinese). Vengono scelte e digitalizzate le opere letterarie più significative, libere da copyright oppure concesse dagli autori. In generale i libri non sono dattiloscritti, ma convertiti in digitale con l’utilizzo di appositi programmi, per il riconoscimento ottico dei caratteri (Ocr). Il lavoro di pubblicazione è svolto prevalentemente da volontari, che condividono la filosofia del progetto e si impegnano in prima persona a digitalizzare. Il formato più utilizzato è l’Ascii, in quanto compatibile con tutte le piattaforme, sono disponibili testi anche in Xml, mentre si tende ad escludere i formati proprietari, come Pdf ad esempio, perché non in completa sintonia con gli scopi del Progetto. Tutti i testi possono essere scaricati liberamente e distribuiti in rete senza restrizioni, l’obiettivo finale è incentivare la diffusione della cultura. Grazie ad Internet il Progetto Gutenberg, è una delle più importanti biblioteche di testi elettronici presenti in rete, nel settembre 2006 contava 19.000 libri nel suo archivio, tutti fruibili gratuitamente.

Il Progetto Manunzio

Negli anni sono nati svariati progetti analoghi a Project Gutenberg, un esempio italiano è quello del Progetto Manunzio, dedicato al tipografo ed editore Aldo Manunzio e promosso dall’associazione LiberLiber , che opera dal 1993. Sono stati digitalizzati gran parte dei classici della letteratura italiana, fuori diritti e alcuni autori moderni che hanno autorizzato la diffusione. Nonostante queste precauzioni non mancano gli screzi con le case editrici, un esempio è rappresentato dalla sospensione della pubblicazione di alcune opere di Gabriele D’Annunzio, a causa delle pressioni esercitate a torto dai legali della Mondadori e della fondazione Il Vittoriale degli Italiani. I collaboratori sono volontari, oltre ad acquisire i testi tramite scanner, rivederli con appositi programmi Ocr e inserirli nel sito www.liberliber.it, si occupano di creare delle schede relative agli autori e alle opere. I testi possono essere liberamente scaricati (nei formati pdf, rtf o txt), copiati e diffusi, non sono però consentite modifiche. Molti sono i progetti attivati da LiberLiber, oltre a Manunzio: la diffusione delle conoscenze informatiche in ambito umanistico, per avvicinare la cultura letteraria a quella scientifica, la creazione di un archivio musicale LiberMusica, lo sviluppo di un lettore e un editor open source con il progetto LiberGNU, la realizzazione di LiberScuola (archivio di materiali legati al rapporto didattica-multimedialità, utili al mondo della scuola) e LibriLiberi un’iniziativa molto simile al Bookcrossing.

Google ricerca libri

Un altro progetto, molto criticato, è quello portato avanti da Google, denominato nella versione italiana, Google ricerca libri . Google sta procedendo da alcuni anni alla digitalizzazione dei testi delle biblioteche di tutto il mondo e li ha messi a disposizione degli utenti. È sufficiente eseguire una ricerca nella home page di Google Ricerca Libri se il motore di ricerca trova una corrispondenza tra il testo dell’interrogazione e un libro presente nel database, visualizza i risultati. Cliccando sul titolo si accede alla pagina dedicata al libro, dove viene visualizzata un’anteprima (se disponibile) ed è possibile: inserire il testo nella biblioteca personale, scrivere una recensione, avere informazioni relative all’editore, alla data di pubblicazione, al genere, al numero di pagine, alle librerie online in cui è possibile acquistarlo e alle biblioteche in cui è disponibile. La maggior parte dei libri provengono da editori e biblioteche. Sono stati appositamente creati due tipi di progetti: biblioteche e partner. Per il primo progetto Google sta collaborando con molte biblioteche sia pubbliche sia universitarie (università: Michigan, Harvard, Stanford, Oxford, Texana di Austin, Virginia, Complutense di Madrid, Wisconsin-Madison, California. Biblioteche: biblioteca pubblica di New York e la biblioteca Nazionale della Catalonia) per la creazione di un catalogo virtuale semplice da consultare, per consentire agli utenti di accedere ad opere fuori stampa, rare e spesso introvabili. Il programma Partner invece è rivolto prevalentemente ad autori ed editori. Le critiche mosse a Google riguardano prevalentemente le modalità di gestione dei diritti d’autore, non molto chiare. L’azienda sta cercando di superare questo limite consentendo agli utenti di visualizzare solo alcune pagine dei testi protetti da copyright, rinviando all’acquisto tramite librerie online. Un’altra problematica riguarda se sia legittimo che Google diventi proprietario del patrimonio culturale dell’umanità. In molti ritengono che non sia ammissibile la gestione privata della cultura, in quanto contrasta con la sua stessa natura, eminentemente pubblica. I più apocalittici profetizzato situazioni di controllo e manipolazione paragonabili a 1984 di George Orwell e per questo rifiutano in toto l’attività di Google. La maggior parte concordano nel ritenere che la creazione di una biblioteca universale non debba essere gestita da una società con fini commerciali, ma da organizzazioni non-profit, in grado di garantire un accesso aperto al sapere.

Europeana

Europeana invece è un progetto dell’Unione europea volto alla digitalizzazione del patrimonio culturale europeo. Promotrici dell’iniziativa sono le biblioteche nazionali di Parigi (Biblioteque Nationale Française), Budapest (Biblioteca Nazionale Széchényi) e Lisbona. L’obiettivo è rendere la cultura europea facilmente accessibile e utilizzabile dai cittadini comunitari. Il database contiene le opere più importanti degli autori francesi, alcuni testi di scrittori portoghesi relativi al diritto e all’arte e opere di storia e tradizione popolare ungherese. I libri possono essere consultati direttamente online, dalle pagine del sito oppure scaricati in formato pdf. Dall’inizio del progetto, nella primavera del 2007, sono già stati messi online 12.000 testi , non soggetti a diritto d’autore, l’obiettivo è di pubblicarne 100.000 l’anno. La sfida è sicuramente ambiziosa e lo sono altrettanto gli obiettivi da raggiungere posti da Jacques Chirac, in chiusura di mandato: “diffondere la conoscenza e le diversità culturali, creare un’identità europea comune”.

Open Library
Il 17 ottobre 2007 è stata lanciata la versione definitiva di Open Library, un progetto di Internet Archive per la creazione di una biblioteca digitale universale. Aaron Swartz (dirigente esecutivo di Wikipedia) e Brewster Kahle (fondatore di Internet Archive), gli ideatori, prevedono di creare un sistema simile a Google Ricerca Libri per catalogare, archiviare e consultare virtualmente testi di ogni epoca e genere. Analogamente a Google è possibile individuare in quali biblioteche sono presenti le copie fisiche di un certo libro, scegliere in quale negozio online acquistarlo oppure verificare in quale libreria è disponibile.
Il progetto si differenzia da quello di Google per alcuni elementi:
- la Open Library è prima di tutto un Opac, un catalogo ad accesso libero, che contiene bibliografie, informazioni relative agli autori e alle singole opere;
- Il modello di sviluppo è analogo a quello di Wikipedia, gli utenti non si limitano a fruire passivamente i contenuti, ma partecipano attivamente al progetto, collaborando alla classificazione e fornendo suggerimenti per migliorare il servizio;
- i lettori hanno la possibilità di inserire segnalibri, commenti e consigli per gli altri utenti;
- grazie ad un accordo con Lulu.com è possibile richiedere la scansione delle opere non presenti in catalogo e ordinare una copia stampata

Gli e-book sono ad alta risoluzione, è possibile sfogliarli gratuitamente, direttamente dalla finestra del browser, l’interfaccia è semplice e piacevole da utilizzare. È possibile scaricare un file contenente la versione audio del testo e nel caso il libro sia di pubblico dominio è possibile salvarlo in formato pdf oppure stamparlo, i contenuti sono protetti da licenza Creative Commons. La critica mossa prevalentemente a questo progetto riguarda la collaborazione aperta ad utenti non professionisti, in un settore che richiede invece una conoscenza dei metodi di catalogazione. Gli amministratori dovrebbero svolgere un superlavoro di controllo e revisione dei testi inseriti dagli utenti inesperti, per ovviare a questo inconveniente l’Open Library ha suddiviso gli utenti in due gruppi: ordinari e con esperienze in ambito archivistico. I meno pratici potranno interagire con i più esperti, chiedendo loro consigli e aiuto.
La Open Library risulta perfettamente integrata nel Web 2.0 per le sue stesse caratteristiche:
- possibilità di comunicare,
- condividere conoscenze,
- lavorare insieme,
- gestire contenuti informativi sempre più complessi,
- rispondere in modo personalizzato alle richieste degli utenti

L’obiettivo di partenza è sicuramente ambizioso, come si desume dalle parole di Aaron Swartz “What if there was a library which held every book? Not every book on sale, or every important book, or even every book in English, but simply every book-a key part of our planet’s cultural legacy”.
Il carattere innovativo del Progetto gli conferisce una marcia in più nella creazione di una biblioteca universale del sapere, accessibile liberamente e gratuitamente in tutto il mondo.

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Nono appuntamento on-line con La piazza virtuale organizzata da l’AltraComo

Giugno 25, 2008

Dei quattro temi previsti ne sono stati affrontati solo due: Differenziata = Cemento e Trenta articoli veri, nasce un nuovo giornale antagonista, per lasciare spazio ai commenti dei partecipanti.

Alle 21.30, come di consueto, gli organizzatori hanno aperto la serata salutando la ventina di presenti e presentando il primo ospite Paolo Sinigaglia appartenente al gruppo politico Paco (Progetto per amministrare Como), che da un paio di mesi sta denunciando i paradossi della raccolta differenziata comasca. «Le prime cose che ci hanno fatto arrabbiare – ha spiegato Sinigaglia – sono state le modalità di valutazione delle aziende che ora gestiscono il servizio (Acsm ambiente ed Econord in Ati, Associazione temporanea di imprese) alle quali la Giunta comunale ha prorogato la gestione del servizio integrato (raccolta, smaltimento dei rifiuti e pulizia delle strade) per due anni nel 2007, durante la campagna elettorale».
Il giudizio della commissione di funzionari del Comune di Como – ha continuato Sinigaglia – ha assegnato 65,45 punti su 70 all’Ati per la pulizia delle strade e 25 punti su 25 per raccolta e smaltimento rifiuti, con questi punteggi le due aziende dovrebbero fornire un servizio eccezionale. Alla fine del 2005 il Comune di Como ha deciso di sospendere la pulizia meccanizzata di 66 strade, il 58 per cento di quelle allora pulite con il sistema meccanizzato. Bruno Magatti, capogruppo di Paco, ha fatto diverse interrogazioni in Consiglio senza ottenere alcuna risposta soddisfacente, allora abbiamo deciso di indagare meglio. Magatti ha visitato, da gennaio a marzo, Acsm ambiente, Econord e la piattaforma ecologica della Guzza. Il capogruppo ha scoperto che Acsm ambiente si occupa solo della raccolta ed Econord dello smaltimento, ma una volta preso in carico il materiale non è tenuta a far sapere come lo utilizza. Gli addetti della piattaforma ecologica dividono il sacco viola, contenente carta, plastica e metallo e separano solo i contenitori di plastica, mentre il resto del materiale viene triturato e va a formare Cdr (Combustibile da rifiuti).
«Per 14 anni tutti a Como – ha sottolineato Sinigaglia – abbiamo pensato che tutto il materiale del sacco viola avesse uno smaltimento differenziato, mentre il 90 per cento viene impiegato come combustibile per alimentare altiforni e probabilmente la cementeria di Merone è uno di questi».
«Il punto è che se vuoi recuperare il materiale devi differenziarlo all’origine – ha continuato Sinigaglia – devi prevedere la raccolta differenziata porta-a-porta di almeno 5 categorie diverse di materiale, come fanno altri Comuni lombardi e prevedere la realizzazione di almeno altre 2 piattaforme ecologiche. Abbiamo proposto una delibera di indirizzo per il Consiglio comunale che impegnerà (se approvata) la Giunta a seguire i nostri criteri. Abbiamo proposto che ci siano dei meccanismi che vadano a scontare la raccolta differenziata dei cittadini sulla tassa rifiuti: più differenzi, più risparmi, sia in maniera individuale che collettiva».
La delibera di indirizzo dovrà passare per tutte le circoscrizioni e poi per i consigli comunali, fin’ora ha già raccolto sedici firme del Consiglio comunale (tutta l’opposizione più uno della maggioranza). «Questo è il massimo che potevamo fare dal punto di vista politico, dal punto di vista dell’informazione abbiamo già fatto due incontri uno ad Albate e uno a Lora e pensiamo di farne altri se magari ci aiutate anche voi». Per chi volesse approfondire Sinigaglia ha ricordato il link al sito di Paco www.paco.co.it.
Sabina Barca, responsabile per il nord Italia di T.A.V., Trenta articoli veri ha illustrato invece il progetto del «nuovo giornale antagonista». L’idea del giornale è stata lanciata il giorno del V-Day – ha spiegato Sabina – «il nostro vuole essere un progetto di informazione dal basso dove tutti concorrono al reperimento e selezione degli articoli per poi elaborarli con esperti del settore». L’obiettivo finale è quello di realizzare un mensile cartaceo a distribuzione nazionale a colori con un formato simile a L’Espresso cui si affiancherà un giornale web.
La linea editoriale del giornale è basata su sei punti: fare informazione a 360°; difendere la Costituzione e la legalità democratica; dire No ad ogni guerra; difendere i diritti sociali e civili dei cittadini; difendere l’ambiente e il territorio; difendere la laicità dello stato. L’editore è l’associazione di volontariato senza fini di lucro Mani Libere e il direttore è Luca Mattiucci, già collaboratore di Annozero. «Chiunque può partecipare – ha concluso Sabina Barca – sia come giornalista che come attivista, finanziando il progetto».

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Piazza virtuale n° 8: Meetup e polemiche

Maggio 20, 2008

Saltato l’intervento sulla Street parade, per la defezione all’ultimo momento dell’ospite, l’ottavo appuntamento con la Piazza virtuale di AltraComo, tenutosi lunedì 19 maggio, è stato incentrato sulla presentazione del Meetup di Como, che ha suscitato qualche polemica tra la ventina di partecipanti.

In attesa dell’ospite della prima parte della serata i partecipanti alla chat hanno ampliamente commentato la decisione del Comune di Como di chiudere il dormitorio pubblico per i mesi estivi. «La nostra amministrazione non ha la minima intenzione di occuparsi del problema – ha sottolineato un partecipante alla Piazza virtuale – oltretutto sono obbligati per legge ad avere un dormitorio aperto tutto l’anno, ma evidentemente non se ne preoccupano. La mia idea è che questo fa parte della loro strategia per evitare che le persone possano aggregarsi e possano mettere in luce le contraddizioni di questa società». In altri interventi è stata lamentata la mancanza di luoghi dove incontrarsi fisicamente, discutere di queste problematiche e attivarsi non solo per sensibilizzare i cittadini, ma per approntare azioni concrete.
Dopo qualche minuto di attesa gli organizzatori hanno deciso, non avendo notizie dell’ospite che avrebbe dovuto parlare della Street parade, di passare al secondo argomento della serata, presentando Paolo, portavoce dei grillini della provincia comasca. «Il Meetup di Como è nato quasi un anno fa – ha spiegato Paolo – il 27 maggio 2007. Ho aperto il Meetup perché ero sorpreso che nella mia città non ci fosse un gruppo di questo tipo. L’ho fatto per scherzo e senza dire nulla a nessuno, poi come per magia sono iniziate le iscrizioni, ora siamo circa 230 anche se gli “operativi”, ovvero le persone che partecipano attivamente sono solo una ventina». «Dopo un annetto – ha continuato il portavoce – il gruppetto si è formato: l’idea è quella di parlare alle persone e fargli notare che c’è un’altra realtà rispetto a quella che ci mostra la televisione, ma anche di diventare una sorta di megafono attraverso il quale amplificare la voce di altre associazioni ed enti presenti sul territorio». Le parole di Paolo non devono aver convinto un partecipante alla chat che ha cominciato a provocare il grillino su vari temi (dalla chiusura del dormitorio, alla Notte bianca, alla mancanza di un centro sociale) per poi accusarlo di essere intervenuto «non per parlare del tema ma per pubblicizzare il Meetup e con tanti non so!».
«Secondo me Como è una città “appena appena” chiusa – ha ripreso Paolo, cercando di continuare la discussione – c’è gente tutto sommato buona, ma si fa incredibilmente e ostinatamente gli affari suoi. Bisogna riuscire a coinvolgere la gente, a sensibilizzarla. Non è facile, forse è impossibile, ma bisogna provarci. Le uniche difficoltà sono il tempo e le persone, su Internet è facile parlare, progettare, ma nel concreto, quando c’è da mettere la faccia, i soldi, e il tempo le cose cambiano». Dopo diversi minuti spesi per discutere sulla necessità di creare un centro di aggregazione e sul termine più idoneo da utilizzare per definirlo (centro sociale, punto d’incontro, centro giovanile, ecc.) il dibattito si è arenato sulla necessità, sostenuta da alcuni e non condivisa da altri, di cercare un confronto sulle problematiche locali a prescindere dall’appartenenza politica e dalla mediazione dei partiti.
Paolo ha poi ricordato che il Meetup sarà presente sabato 24 maggio a Porta Torre per raccogliere firme per il V-day informazione, a favore di tre referendum per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria e l’eliminazione del Testo unico Gasparri sulla radiotelevisione.
Gli organizzatori hanno chiuso la serata poco dopo le 23, ma hanno lasciato il canale a disposizione dei partecipanti, che ne hanno approfittato, proseguendo per oltre un’ora a dibattere.

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Como Street parade

Maggio 16, 2008

Si svolgerà sabato 24 maggio la prima edizione della Como Street parade che animerà le strade della città con suoni e colori frutto della creatività dei giovani comaschi, lecchesi, varesini e milanesi.

Il corteo della Street parade partirà sabato 24 maggio dal parcheggio dell’Ippocastano alle 15, si snoderà per le vie del centro cittadino (via Cesare Cantù, via Milano, piazza della Pace – già piazza Vittoria, via Cesare Battisti, viale Lecco, Lungolario Trento), con probabile sosta davanti al palazzo comunale per ribadire l’esigenza dei giovani comaschi di disporre di spazi di espressione, per poi fermarsi al Tempio Voltiano dove l’iniziativa proseguirà fino alle 24. Una decina di carri (quattro comaschi, due varesini, due lecchesi e due milanesi) diffonderanno musica di diversi generi, dal reggae all’hip hop fino alla techno, mentre artisti, giocolieri e teatranti completeranno il clima di festa.
Riferendosi alle polemiche sollevate da alcuni amministratori comunali nelle scorse settimane gli organizzatori hanno chiarito che si esse sono state determinate da un problema di comunicazione interna al Comune, in quanto il permesso per lo svolgimento della manifestazione è stato rilasciato dalla Questura il 5 febbraio e prontamente comunicato alla Polizia locale, che ha dato però conferma definitiva solo il 28 aprile, dopo il sollecito degli organizzatori.
Altri problemi sono sorti questa settimana quando dal Comune è arrivata la richiesta di versare, applicando una delibera del 2004, una cauzione di cinquemila euro per l’occupazione del suolo pubblico nella zona del Tempio Voltiano. «Sembra che il comune stia cercando dei cavilli per metterci i bastoni tra le ruote – sottolinea Gianalberto [i promotori dell'iniziativa hanno preferito non dare alla stampa i cognomi], uno degli organizzatori – abbiamo riscontrato molta più disponibilità al dialogo da parte degli uffici competenti». Grazie ad un accordo con il dirigente dell’ufficio tecnico la cifra da versare sarà ridotta a circa cinquecento euro. «L’iniziativa – ha spiegato Marco, dell’organizzazione – è completamente autofinanziata, senza sponsor e senza profitto, i 500 euro verranno raccolti facendo una colletta tra il centinaio di persone impegnate nell’organizzazione». «Verrà garantito un presidio medico del 118 e la pulizia finale degli spazi occupati – conclude Marco – vigileremo inoltre affinché non si verifichino eccessi e la manifestazione si svolga tranquillamente».

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Risparmio energetico in casa

Maggio 8, 2008

Terzo appuntamento nel comune di Bulgarograsso del percorso Vivi sostenibile organizzato dall’associazione L’isola che c’è, mercoledì 7 maggio. Si è parlato di Risparmio energetico in casa con Michele Metzger di Equa.

«Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti che sono in grado di rigenerarsi o non sono esauribili nella scala dei tempi umani e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future», si tratta di una definizione nota – ha esordito Michele Metzger di Equa (www.equaenergia.it) di fronte a una quindicina di persone – ma sicuramente utile per introdurre il tema della serata: Il risparmio energetico in casa. «Siamo sempre più dipendenti da altri Paesi per l’approvvigionamento di energia – ha continuato il relatore – si parla di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile entro la fine del 2008. In questo contesto è indispensabile valutare non solo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (il solare fotovoltaico e termico, l’energia idroelettrica, eolica, geotermica e le biomasse) ma anche risparmiare energia con piccoli accorgimenti quotidiani: scegliere lampadine a basso consumo, acquistare elettrodomestici di classe A o superiore, recuperare l’acqua piovana per innaffiare il giardino o per lo scarico del wc, ombreggiare i locali in estate, ecc.».
«Il 40 per cento dell’energia totale è consumata dal settore domestico – ha sottolineato Metzger – di questo 40 per cento il 65 per cento serve a riscaldare le case e produrre acqua calda. Le abitazioni possiedono una potenzialità elevata di risparmio energetico ed è necessario pensare ad interventi mirati per migliorarne l’efficienza».
La Regione Lombardia si sta muovendo in questo senso e ha definito una serie di requisiti di risparmio energetico degli edifici che, in linea con le disposizioni nazionali, verranno valutati in base alla classe di appartenenza: A, per gli edifici più efficienti, fino a G per quelli che disperdono più calore; gli edifici di nuova realizzazione dovranno rientrare almeno nella classe C. È stato inoltre creato – ha spiegato il relatore – un database nel quale verranno raccolte le schede relative a tutti gli edifici della regione, secondo i dati fin’ora raccolti il 90-95 per cento delle abitazioni rientrano nell’ultima classe.
Sollecitato dalle domande dei partecipanti Metzger ha illustrato una serie di accorgimenti per ridurre la dispersione di calore nelle abitazioni, in alcuni casi molto costosi come la installazione del cosiddetto “cappotto”, un rivestimento con materiali isolanti sulle pareti esterne di un edificio, oppure meno onerosi come l’eliminazione di ponti termici o l’istallazione di caldaie a condensazione, decisamente più efficienti di quelle tradizionali.
In chiusura il relatore ha accennato brevemente alla possibilità di riscaldare l’acqua per le necessità sanitarie con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ma data l’ora tarda non ha avuto la possibilità di approfondire.