Che cos’è?
Una biblioteca digitale è una banca dati nella quale sono conservati e resi disponibili in modo organizzato, per la consultazione, documenti esclusivamente in formato digitale (nati come testi elettronici oppure trasformati in bit da un originale cartaceo). La biblioteca digitale non è solo una raccolta di e-book, ma è allo stesso tempo un centro di distribuzione del sapere facilmente accessibile, organizzato logicamente e semplice da consultare, sul modello delle biblioteche tradizionali. L’idea è quella di creare una biblioteca universale, priva di confini geografici e fisici, che consenta una libera diffusione della cultura, un accesso istantaneo al sapere e sia al contempo aperta a tutti gratuitamente.
Il primo progetto di biblioteca digitale è stato il Project Gutenberg , avviato nel 1971 da Michael Hart con l’intento di “rompere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo”, creando una biblioteca libera composta esclusivamente da libri digitalizzati a partire dagli originali cartacei. Michael Hart, frequentava negli anni ‘70 l’università dell’Illinois e aveva accesso al mainframe presente (uno dei 15 computer collegati ad Arpanet), che utilizzava per conservare e condividere le opere letterarie in formato elettronico. Il primo libro del Progetto Gutenberg, dattiloscritto dallo stesso Hart, fu la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Verso la metà degli anni ‘90 l’Università dell’Illinois smise di ospitare il progetto e Hart stipulò accordi con altre realtà (Benedectine College dell’Illinois, Carnegie Mellon University). A partire dal 2000 il Progetto Gutenberg si è costituito in organizzazione no profit, con sede nello stato del Missisipi. I testi disponibili sono prevalentemente in lingua inglese, quasi tutti di letteratura classica angloamericana, ma esistono importanti sottosezioni in diverse lingue (tedesco, francese, italiano, spagnolo, olandese, finlandese, cinese). Vengono scelte e digitalizzate le opere letterarie più significative, libere da copyright oppure concesse dagli autori. In generale i libri non sono dattiloscritti, ma convertiti in digitale con l’utilizzo di appositi programmi, per il riconoscimento ottico dei caratteri (Ocr). Il lavoro di pubblicazione è svolto prevalentemente da volontari, che condividono la filosofia del progetto e si impegnano in prima persona a digitalizzare. Il formato più utilizzato è l’Ascii, in quanto compatibile con tutte le piattaforme, sono disponibili testi anche in Xml, mentre si tende ad escludere i formati proprietari, come Pdf ad esempio, perché non in completa sintonia con gli scopi del Progetto. Tutti i testi possono essere scaricati liberamente e distribuiti in rete senza restrizioni, l’obiettivo finale è incentivare la diffusione della cultura. Grazie ad Internet il Progetto Gutenberg, è una delle più importanti biblioteche di testi elettronici presenti in rete, nel settembre 2006 contava 19.000 libri nel suo archivio, tutti fruibili gratuitamente.
Negli anni sono nati svariati progetti analoghi a Project Gutenberg, un esempio italiano è quello del Progetto Manunzio, dedicato al tipografo ed editore Aldo Manunzio e promosso dall’associazione LiberLiber , che opera dal 1993. Sono stati digitalizzati gran parte dei classici della letteratura italiana, fuori diritti e alcuni autori moderni che hanno autorizzato la diffusione. Nonostante queste precauzioni non mancano gli screzi con le case editrici, un esempio è rappresentato dalla sospensione della pubblicazione di alcune opere di Gabriele D’Annunzio, a causa delle pressioni esercitate a torto dai legali della Mondadori e della fondazione Il Vittoriale degli Italiani. I collaboratori sono volontari, oltre ad acquisire i testi tramite scanner, rivederli con appositi programmi Ocr e inserirli nel sito www.liberliber.it, si occupano di creare delle schede relative agli autori e alle opere. I testi possono essere liberamente scaricati (nei formati pdf, rtf o txt), copiati e diffusi, non sono però consentite modifiche. Molti sono i progetti attivati da LiberLiber, oltre a Manunzio: la diffusione delle conoscenze informatiche in ambito umanistico, per avvicinare la cultura letteraria a quella scientifica, la creazione di un archivio musicale LiberMusica, lo sviluppo di un lettore e un editor open source con il progetto LiberGNU, la realizzazione di LiberScuola (archivio di materiali legati al rapporto didattica-multimedialità, utili al mondo della scuola) e LibriLiberi un’iniziativa molto simile al Bookcrossing.
Un altro progetto, molto criticato, è quello portato avanti da Google, denominato nella versione italiana, Google ricerca libri . Google sta procedendo da alcuni anni alla digitalizzazione dei testi delle biblioteche di tutto il mondo e li ha messi a disposizione degli utenti. È sufficiente eseguire una ricerca nella home page di Google Ricerca Libri se il motore di ricerca trova una corrispondenza tra il testo dell’interrogazione e un libro presente nel database, visualizza i risultati. Cliccando sul titolo si accede alla pagina dedicata al libro, dove viene visualizzata un’anteprima (se disponibile) ed è possibile: inserire il testo nella biblioteca personale, scrivere una recensione, avere informazioni relative all’editore, alla data di pubblicazione, al genere, al numero di pagine, alle librerie online in cui è possibile acquistarlo e alle biblioteche in cui è disponibile. La maggior parte dei libri provengono da editori e biblioteche. Sono stati appositamente creati due tipi di progetti: biblioteche e partner. Per il primo progetto Google sta collaborando con molte biblioteche sia pubbliche sia universitarie (università: Michigan, Harvard, Stanford, Oxford, Texana di Austin, Virginia, Complutense di Madrid, Wisconsin-Madison, California. Biblioteche: biblioteca pubblica di New York e la biblioteca Nazionale della Catalonia) per la creazione di un catalogo virtuale semplice da consultare, per consentire agli utenti di accedere ad opere fuori stampa, rare e spesso introvabili. Il programma Partner invece è rivolto prevalentemente ad autori ed editori. Le critiche mosse a Google riguardano prevalentemente le modalità di gestione dei diritti d’autore, non molto chiare. L’azienda sta cercando di superare questo limite consentendo agli utenti di visualizzare solo alcune pagine dei testi protetti da copyright, rinviando all’acquisto tramite librerie online. Un’altra problematica riguarda se sia legittimo che Google diventi proprietario del patrimonio culturale dell’umanità. In molti ritengono che non sia ammissibile la gestione privata della cultura, in quanto contrasta con la sua stessa natura, eminentemente pubblica. I più apocalittici profetizzato situazioni di controllo e manipolazione paragonabili a 1984 di George Orwell e per questo rifiutano in toto l’attività di Google. La maggior parte concordano nel ritenere che la creazione di una biblioteca universale non debba essere gestita da una società con fini commerciali, ma da organizzazioni non-profit, in grado di garantire un accesso aperto al sapere.
Europeana invece è un progetto dell’Unione europea volto alla digitalizzazione del patrimonio culturale europeo. Promotrici dell’iniziativa sono le biblioteche nazionali di Parigi (Biblioteque Nationale Française), Budapest (Biblioteca Nazionale Széchényi) e Lisbona. L’obiettivo è rendere la cultura europea facilmente accessibile e utilizzabile dai cittadini comunitari. Il database contiene le opere più importanti degli autori francesi, alcuni testi di scrittori portoghesi relativi al diritto e all’arte e opere di storia e tradizione popolare ungherese. I libri possono essere consultati direttamente online, dalle pagine del sito oppure scaricati in formato pdf. Dall’inizio del progetto, nella primavera del 2007, sono già stati messi online 12.000 testi , non soggetti a diritto d’autore, l’obiettivo è di pubblicarne 100.000 l’anno. La sfida è sicuramente ambiziosa e lo sono altrettanto gli obiettivi da raggiungere posti da Jacques Chirac, in chiusura di mandato: “diffondere la conoscenza e le diversità culturali, creare un’identità europea comune”.
Open Library
Il 17 ottobre 2007 è stata lanciata la versione definitiva di Open Library, un progetto di Internet Archive per la creazione di una biblioteca digitale universale. Aaron Swartz (dirigente esecutivo di Wikipedia) e Brewster Kahle (fondatore di Internet Archive), gli ideatori, prevedono di creare un sistema simile a Google Ricerca Libri per catalogare, archiviare e consultare virtualmente testi di ogni epoca e genere. Analogamente a Google è possibile individuare in quali biblioteche sono presenti le copie fisiche di un certo libro, scegliere in quale negozio online acquistarlo oppure verificare in quale libreria è disponibile.
Il progetto si differenzia da quello di Google per alcuni elementi:
- la Open Library è prima di tutto un Opac, un catalogo ad accesso libero, che contiene bibliografie, informazioni relative agli autori e alle singole opere;
- Il modello di sviluppo è analogo a quello di Wikipedia, gli utenti non si limitano a fruire passivamente i contenuti, ma partecipano attivamente al progetto, collaborando alla classificazione e fornendo suggerimenti per migliorare il servizio;
- i lettori hanno la possibilità di inserire segnalibri, commenti e consigli per gli altri utenti;
- grazie ad un accordo con Lulu.com è possibile richiedere la scansione delle opere non presenti in catalogo e ordinare una copia stampata
Gli e-book sono ad alta risoluzione, è possibile sfogliarli gratuitamente, direttamente dalla finestra del browser, l’interfaccia è semplice e piacevole da utilizzare. È possibile scaricare un file contenente la versione audio del testo e nel caso il libro sia di pubblico dominio è possibile salvarlo in formato pdf oppure stamparlo, i contenuti sono protetti da licenza Creative Commons. La critica mossa prevalentemente a questo progetto riguarda la collaborazione aperta ad utenti non professionisti, in un settore che richiede invece una conoscenza dei metodi di catalogazione. Gli amministratori dovrebbero svolgere un superlavoro di controllo e revisione dei testi inseriti dagli utenti inesperti, per ovviare a questo inconveniente l’Open Library ha suddiviso gli utenti in due gruppi: ordinari e con esperienze in ambito archivistico. I meno pratici potranno interagire con i più esperti, chiedendo loro consigli e aiuto.
La Open Library risulta perfettamente integrata nel Web 2.0 per le sue stesse caratteristiche:
- possibilità di comunicare,
- condividere conoscenze,
- lavorare insieme,
- gestire contenuti informativi sempre più complessi,
- rispondere in modo personalizzato alle richieste degli utenti
L’obiettivo di partenza è sicuramente ambizioso, come si desume dalle parole di Aaron Swartz “What if there was a library which held every book? Not every book on sale, or every important book, or even every book in English, but simply every book-a key part of our planet’s cultural legacy”.
Il carattere innovativo del Progetto gli conferisce una marcia in più nella creazione di una biblioteca universale del sapere, accessibile liberamente e gratuitamente in tutto il mondo.


Alle 21.30, come di consueto, gli organizzatori hanno aperto la serata salutando la ventina di presenti e presentando il primo ospite Paolo Sinigaglia appartenente al gruppo politico Paco (Progetto per amministrare Como), che da un paio di mesi sta denunciando i paradossi della raccolta differenziata comasca. «Le prime cose che ci hanno fatto arrabbiare – ha spiegato Sinigaglia – sono state le modalità di valutazione delle aziende che ora gestiscono il servizio (Acsm ambiente ed Econord in Ati, Associazione temporanea di imprese) alle quali la Giunta comunale ha prorogato la gestione del servizio integrato (raccolta, smaltimento dei rifiuti e pulizia delle strade) per due anni nel 2007, durante la campagna elettorale».

Il corteo della Street parade partirà sabato 24 maggio dal parcheggio dell’Ippocastano alle 15, si snoderà per le vie del centro cittadino (via Cesare Cantù, via Milano, piazza della Pace – già piazza Vittoria, via Cesare Battisti, viale Lecco, Lungolario Trento), con probabile sosta davanti al palazzo comunale per ribadire l’esigenza dei giovani comaschi di disporre di spazi di espressione, per poi fermarsi al Tempio Voltiano dove l’iniziativa proseguirà fino alle 24. Una decina di carri (quattro comaschi, due varesini, due lecchesi e due milanesi) diffonderanno musica di diversi generi, dal reggae all’hip hop fino alla techno, mentre artisti, giocolieri e teatranti completeranno il clima di festa.
«Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti che sono in grado di rigenerarsi o non sono esauribili nella scala dei tempi umani e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future», si tratta di una definizione nota – ha esordito Michele Metzger di Equa (