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Guida intergalattica per conducenti di autobus

marzo 11, 2011

Giovedì mattina, ore 8.35, zombeggio fino alla fermata dell’autobus per andare al lavoro. La chiacchierata fino all’1 pm con l’amica storica si sente, cervello assonnato e corpo poco reattivo.

Mi è arrivato un messaggio ieri sera e mi sono scordata di rispondere (strano eh). Con 15 ore di ritardo forse è il caso di far sapere alla persona in questione che sono ancora viva. Sono distratta dalla musica e dalla tastiera del vecchio cellulare che non è molto userfriendly. L’autista passa a 200 km/h e vedendomi alla fermata pensa bene di strombazzare, invece che rallentare e fermarsi. Si ferma a 30 m dalla fermata e mi tocca pure rincorrerlo. Le 15000 borse che ho a tracolla e la zombaggine mattutina non facilitano l’atto atletico. Salgo e non mi sfiora nemmeno lontanamente l’idea di dire grazie al soggetto al volante. Neanche il tempo di guardare se c’è un posto dove accasciarmi a leggere, che il tipo comincia ad insultarmi ad alta voce per non averlo ringraziato (ma ringraziato di cosa???!!)

Venerdì mattina, ore 8.40, lo stesso autista passa alla stessa velocità folle dalla stessa via. Corro per prendere il bus, faccio per salire e cerca di portarsi via la mia gamba, chiudendo le porte mentre sto salendo.

Questa volta mi sono ricordata di ringraziarlo…

Lunedì mi sa che è meglio se al lavoro ci vado in bicicletta.

 

 

 

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